Nella nostra regione l’infertilità ha tassi più alti che nel resto d’Italia. Liste d’attesa lunghe per la procreazione assistita, a Torino il 5% dei neonati nasce in provettaNella nostra regione l’infertilità ha tassi più alti che nel resto d’Italia. Liste d’attesa lunghe per la procreazione assistita, a Torino il 5% dei neonati nasce in provetta
Biologi a congresso, oggi, 25 settembre, a Torino (Circolo Ufficiali, corso Vinzaglio 6) su un tema più che attuale: l’altra faccia della medaglia di una regione con una popolazione sempre più longeva e quindi sempre più anziana, con i vantaggi ma anche le difficoltà del caso.
Quante persone ne soffrono
Il tema è la salute riproduttiva e infertilità umana. In Italia i dati del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità (Registro Nazionale PMA) indicano che il fenomeno interessa tra il 15% e il 20% delle coppie in età riproduttiva, corrispondenti a circa 70.000-80.000 nuove coppie all’anno con problemi di fertilità. «L’infertilità è una condizione complessa e multifattoriale – spiega Alessandro Miceli, presidente dell’Ordine dei Biologi di Piemonte Liguria e Valle d’Aosta. – La distribuzione eziologica classica rileva che il 35-40% delle cause è di pertinenza femminile, il 35-40% maschile, il 15-20% riconducibile a combinazioni di coppia (infertilità mista), mentre nel 10-15% dei casi l’infertilità rimane idiopatica (senza causa apparente)».
Le due facce del Piemonte
Nel contesto piemontese, si legge nel report del convegno, la prevalenza dell’infertilità si colloca tra i livelli più elevati del panorama nazionale, attestandosi attorno al 18% – 21% delle coppie residenti in età feconda. Questa discrepanza non riflette una predisposizione genetica peculiare, bensì la combinazione di specifici driver sociodemografici ed espositivi. «Quali? Situazioni caratterizzate da realtà locali, dai Pfas all’amianto, e più in generale un livello di smog che soprattutto nei centri urbani, cominciando da Torino, raggiunge elevate concentrazioni di Pm10, Pm2,5 (totalmente inalabili). Una sommatoria di fattori, insomma, variamente predisponenti e dannosi», riassume Luigi Montano, tra i maggiori esperti italiani in fatto di salute riproduttiva e gli effetti sulla stessa degli inquinanti ambientali.. La letteratura scientifica internazionale riconosce l’apparato riproduttivo, e in particolare il gamete maschile, come una delle sentinelle biologiche più sensibili all’inquinamento ambientale.
La PMA riguarda il 5 per cento dei bambini
Qui veniamo alla seconda particolarità piemontese. La nostra regione presenta una percentuale di nati tramite Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) superiore alla media nazionale (oltre il 4,4% a livello regionale, con punte del 5% nella Città Metropolitana di Torino), testimoniando una domanda assistenziale molto intensa e una marcata concentrazione di bisogni riproduttivi non soddisfatti per via naturale.
Punti deboli: disparità territoriale e ritardi
Nel panorama italiano, la Regione Piemonte si colloca tra i sistemi sanitari regionali con un’elevata qualità clinico-scientifica nell’ambito della Medicina della Riproduzione, ma evidenzia forti disparità territoriali nell’accesso alle cure e colli di bottiglia organizzativi. Quanto ai punti deboli, sono diversi. Liste di Attesa Prolungate, incertezze e ritardi nell’uniformazione tariffaria dei nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e nei tetti di spesa regionali generano disparità rispetto a Regioni con modelli ad accesso più flessibile (es. Emilia-Romagna, Toscana, Veneto), disomogeneità Territoriale, mobilità passiva: Il ritardo nei tempi del pubblico e le liste d’attesa spingono molte coppie verso il privato puro (con costi tra 5.000 e 10.000 euro a ciclo) o verso la mobilità sanitaria interregionale e internazionale (Spagna, Grecia, Repubblica Ceca).
Le cause della piaga della denatalità
Tra le cause la, il differimento medio della ricerca del primo figlio oltre i 32-33 anni riduce drasticamente la riserva ovarica femminile e altera i parametri seminali maschili, trasformando una fecondità potenziale in infertilità conclamata. Nel 2024-2025 in Piemonte sono nati meno di 27.000 bambini a fronte di oltre 52.000 decessi, con un saldo naturale ampiamente negativo (-25.000). I circa 1.200 neonati generati annualmente grazie alla PMA in regione rappresentano una quota ormai essenziale del ricambio generazionale. Si stima che un tempestivo accesso a percorsi diagnostici e terapeutici, unito a una presa in carico precoce delle coppie infertili, potrebbe recuperare tra l’8% e il 12% delle nascite mancate in Piemonte, traducendosi in 1.800 – 2.500 nati aggiuntivi/anno.
Le proposte dei biologi
Quelle che emergeranno dal convegno, rivolte alla Regione, sono diverse. Tra le principali: piano Straordinario di Abbattimento delle Liste d’attesa, finanziamento straordinario per l’ampliamento degli organici (embriologi clinici, ginecologi dedicati, andrologi, psicologi) e l’acquisizione di tecnologie avanzate, una Banca regionale dei gameti (in connessione con il Centro Nazionale Trapianti e la rete nazionale) per sopperire al fabbisogno riducendo la dipendenza da biobanche estere, introduzione di uno screening preconcezionale gratuito per la riserva ovarica e per la fertilità maschile nella fascia di età 20-30 anni, attivazione di un Osservatorio Permanente Regione-ARPA Piemonte permappare l’impatto degli inquinanti industriali, Pfas e pesticidi sui parametri riproduttivi delle popolazioni residenti nelle aree a maggior pressione ambientale.
Focus su Torino
Sempre secondo i biologi, Torino, in qualità di capoluogo regionale e sede metropolitana può implementare azioni mirate e ad alto impatto. Quali? Qualche esempio: Punti Fertilità e Benessere Riproduttivo nei Consultori Circoscrizionali, campagne annuali di informazione con Università e Politecnico, valorizzazione del Polo di Medicina della Riproduzione nel Parco della Salute: sostegno prioritario al progetto del Parco della Salute di Torino, un fondo di sostegno comunale per integrare le spese accessorie, di trasporto e alloggio per le coppie a basso ISEE residenti a Torino o provenienti da fuori provincia che devono sottoporsi a cicli di PMA complessi presso i presidi cittadini. Non ultimo: inclusione del biomonitoraggio della salute riproduttiva maschile (esame del liquido seminale come bioindicatore urbano) nei piani di monitoraggio della qualità dell’aria urbana. Il futuro dipende da questo, e c’è molto lavoro da fare.
Articolo www.lastampa.it


